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Novità e approfondimenti

ODDIO CHE ANSIA!

  • Dakshina
  • 25.08.2024
  • Articoli

Prova ad osservare per circa un minuto un oggetto nella tua stanza. Un oggetto qualsiasi. Osservalo per un minuto mentre magari fai qualche respiro profondo.

Mentre lo osservi, nota i pensieri che ti passano per la testa.

 

Magari sono pensieri che riguardano l’oggetto, la sua forma, la sua materia… Magari no. Forse sono giudizi di valore, tipo bello o brutto.

Forse sono pensieri che non hanno niente a che vedere con l’oggetto osservato, la lista della spesa che farai nel pomeriggio ad esempio o quella telefonata spiacevole che hai ricevuto qualche ora fa.

 

La mia domanda è: riuscivi a sapere in anticipo che cosa avresti pensato?

Non credo.

Piuttosto avrai notato che i pensieri vengono e vanno, quasi dotati di vita propria. Prodotti da un organo, il cervello, fatto apposta per questo. Un organo pensante che produce pensieri, così come i polmoni producono respiro o lo stomaco produce succhi gastrici per la digestione. In modo automatico, indipendente dalla volontà.

 

Ma in questo prestare attenzione è entrata in gioco un’altra parte di te, capace di “osservare” il pensiero, di prenderne atto e pure di considerarne la qualità.

Chiamiamo questa parte consapevolezza ed è per me una chiave fondamentale nella gestione di emozioni, comportamenti, convinzioni e pensieri.

 

L’esperienza di “notare i pensieri” ci insegna che noi non siamo questo. Non siamo i nostri pensieri. E ci permette di dare inizio a un processo di disidentificazione o “defusione” che già di per sé può portare sollievo e gradualmente riportare equilibrio in un gran numero di disagi.

In primo luogo l’ansia, un'esperienza così comune oggi da sembrare quasi normale che si manifesta in molte forme e intensità, in un'escalation che va dalla preoccupazione fino all’attacco di panico.

 

Sudorazione, tremore, battito cardiaco accelerato, respiro affannoso, vertigini, nausea, tensione muscolare sono i sintomi fisici più diffusi. Ai quali si aggiungono sintomi psicologici come preoccupazione costante, irritabilità, difficoltà a concentrarsi. E un insieme dei due, fisico e psicologico: problemi di sonno o di appetito.

 

Esistono diverse strategie per gestire l'ansia, nella mia esperienza le più efficaci comportano l’uso di strumenti a mediazione corporea che puoi imparare ad utilizzare con l’aiuto di una guida esperta, per poi renderti completamente autonomo.

Esercizi di respirazione e di rilassamento, meditazione, mindfulness, attività fisica regolare sono tra gli strumenti più indicati per efficacia e praticità.

 

In particolare nella Meditazione e nella Mindfulness facciamo esercizio di consapevolezza, sviluppando una sorta di osservatore equanime, che non giudica ma si rende conto e che piano piano ci facilita nell’acquisire una sana prospettiva su quelle apparentemente inattaccabili convinzioni che stanno alla base delle nostre ansie.

 

Le Neuroscienze insegnano che il cervello si preoccupa principalmente di una cosa, come tenerci al sicuro dal pericolo.

E’ quindi principalmente concentrato sulla ricerca di possibili pericoli da cui proteggersi, su cose che sono allarmanti o negative, ignorando gran parte delle cose che potrebbero essere invece buone o confortanti.

Il cervello non è un reporter accurato della realtà. Sceglie determinati dati delle nostre giornate, della nostra vita e poi crea una storia, una narrazione basata su quelli.

 

Una volta che riconosci che il tuo cervello non ti sta realmente fornendo informazioni accurate, spesso è troppo allarmista, spesso ti mette in difficoltà, hai l’opportunità di intervenire con consapevolezza e rispondere scegliendopensieri più produttivi e più utili che ti aiutino effettivamente ad andare avanti.

 

Come insegna Nataly Kogan nel libro “The Awesome Human Project”:

Passa più tempo a parlare con il tuo cervello che ad ascoltarlo!”

Ossia impara a mettere in discussione i pensieri che ti passano per la testa, non prenderli tutti come dati di fatto. La maggior parte sono opinioni, a volte decisamente datate e ormai obsolete.

 

Quando il tuo cervello si preoccupa di qualcosa, e parte in un rimuginio ininterrotto che va ad alimentare fastidiosi stati di ansia, puoi farti tre domande. E ti invito a utilizzare la scrittura per le risposte, soprattutto se la preoccupazione è forte, proprio il vecchio sistema di carta e penna: la scrittura ci aiuta a essere un osservatore più obiettivo dei nostri pensieri.

Le tre domande:

  • Quali sono i fatti a sostegno di questo pensiero? E’ un dato di fatto o un’opinione?

  • Questo pensiero è utile?

  • C’è un pensiero o un'azione più nutriente e produttiva che potrei scegliere in questo momento?

 

E’ importante ricordare che tutti sperimentiamo momenti di ansia nella vita. Non c'è bisogno di sentirsi in colpa o imbarazzati per l'ansia, non è un segno di debolezza, ne che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato in noi.

Ma quando quella sensazione di essere “sempre in allerta” diventa un rumore di fondo che non se ne va mai via, è il momento di cercare aiuto.

Chiedere supporto e parlarne con un professionista può essere una valida scorciatoia verso il benessere.

 

In conclusione, considerando che anche questo articolo è una storia, ti invito a sperimentare e verificare se quello che ho scritto è valido per te.

Sperimenta per le canoniche tre settimane ad essere un po’ più consapevole della natura dei tuoi pensieri, a usare le tre domande , a respirare consapevolmente di tanto in tanto… e nota cosa succede. Per te.

Fammi poi sapere.